s'ottunde la mia mente.
La consistenza angelica
del verso irriverente
annebbia ed irretisce
chi duolo non patisce;
disgarba e più ferisce
la mente della gente,
che buona e benpensante
si pasce di pietanze
condite di speranze;
ammazza e disconsola
chi alla ragione sola
non offre polsi e vene,
chi soffre le mie pene,
chi lacerato viene
errando senza speme,
chi al cuor vuol ubbidire,
chi in cuor sa ben patire,
chi nel cuor non invecchia
e chi nel cuor si specchia.
chi per il cuor impazza,
chi per il cuor s'ammazza.
Che val spender vocaboli
antichi fra i tuoi versi,
quando in un cuore quieto
follia tu non riversi?
Parlami di poesia solenne, vecchio
ricordo dei tempi trascorsi,
parlami di terzine, ché all'orecchio
sembri più dotto tu dei tuoi discorsi
da falsità ed ipocrisia pervasi,
come il modo ch'il colto usa per porsi
due spanne sopra tutti in tutti i casi.
Versi ancestrali, musica forzata,
imprigionati in trappole di stasi.
Che vale dunque aver
in luogo del piacer
di scriver di follia
un misero collage
di rime e di senhal,
d'anafore e di strofe,
di lunghi enjambement?
Il cuore mi si sradica
dal petto triturato,
lo sterno mi si spappola,
si sbriciola il costato:
amor non corrisposto
mi taglia a mezzo il fiato,
l'affetto ricercato
rifugge disperato,
l'affetto non trovato
m'assale a perdifiato.
L'asceta che bestemmia,
il poeta che s'adira.
Un'anima che scanna
il pensiero con l'accetta:
mannaia insanguinata
macella l'asfaltata
strada del mio piacere
che senza possedere
nulla possiede angoscia,
è l'unico rifugio,
l'unico mio pertugio,
è l'ansia di fallire,
paura di morire,
morire interiormente
fra il riso della gente.
Chi mi sta più vicino
è colui che più m'ancide,
chi mi è più gran nemico
è colui che mi rafforza:
non troverò giammai
sotto la ferrea scorza
la forza di comprendere
celata dall'arsura
la forza di combattere
le forze di Natura.
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